Un atlante delle esperienze
Dall’auto-distruzione all’auto-organizzazione,
“Cosa c’è oltre” secondo una lettura de I Ching

Ne “I Ching, il Classico del Cambiamento, (…) vi sono solo due segni, linea continua e discontinua, —  - -, e sono le diverse combinazioni alle quali si prestano questi due tipi di linea, non l’enunciazione di un discorso in sè o la formulazione di un significato, a costruire il testo.(…) (Non c’è) nè pensiero nè volere ed è solo dal gioco di alternanza delle sue figure, dagli effetti di contrapposizione e correlazione, dalla loro possibilità di trasformazione che si genera il senso.” (F. Jullien).
I Ching sono un dispositivo da manipolare attraverso il quale interpretare, partendo dall’esperienza della realtà, il suo possible divenire.
Invitiamo il pubblico e I progettisti presenti a condividere l’esperienza e l’interpretazione delle proposte presentate in Biennale attraverso il dispositivo de I Ching.
Qui l’atlante di queste esperienze e interpretazioni viene raccolto e restituito in un affresco collettivo, nel tentative di visualizzare cosa c’è oggi oltre l’architettura.
Allo stesso tempo il nostro sentire sull’attuale fase di trasformazione dell’architettura e della società è restituito attraverso due esagrammi, tratti da I Ching, assieme conseguenti e in opposizione: Bo (n.23) lo spaccarsi in due e Fu (n.24) il ritorno o il punto di svolta.
 
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L’allestimento è stato realizzato a costo zero in autocostruzione con materiale riciclato dalla passata edizione della Biennale presso l’isola di Mazzorbetto. Grazie a Tony Quagliati (responsabile del gruppo scout dell’isola), Mario (falegname in pensione di Burano), Sandro Bisà, Giulio Grillo e Andrea Facchi (Geologika), Roberto Dell’Orco (l’oracolo), Alberto Zanco, Massimiliano Maiello, Alessandro Saturno, Alessandro Floris (il pietraio), Peter T. Lang, Celeste Nicoletti, Giulia Fiocca e Lorenzo Romito.
Il lavoro è assicurato a zero euro e il materiale verrà riutilizzato al termine della Biennale.