In molti quartieri italiani il cortile scolastico è uno dei pochi spazi aperti rimasti fuori dal traffico. Può avere alberi, una palestra all’aperto, campi da gioco, panchine e una superficie abbastanza ampia per ospitare attività collettive. Eppure, nella maggior parte dei casi, il cancello viene chiuso alla fine delle lezioni e quello spazio resta vuoto durante il pomeriggio, nei fine settimana e per buona parte dell’estate.

La contraddizione è evidente soprattutto nelle aree densamente costruite, dove bambini, adolescenti e anziani dispongono di pochi luoghi gratuiti nei quali incontrarsi. Aprire un cortile scolastico al quartiere sembra quindi una soluzione semplice. In realtà, trasformare uno spazio educativo in un bene accessibile alla comunità richiede accordi tra scuole, comuni, associazioni e residenti. Servono inoltre risorse per la sorveglianza, la manutenzione e la gestione delle responsabilità.

Uno spazio pubblico che resta dietro un cancello

Il cortile non è soltanto una parte esterna dell’edificio scolastico. Durante le lezioni viene utilizzato per la ricreazione, lo sport, i laboratori ambientali e le attività informali. Dopo l’orario scolastico potrebbe continuare a funzionare come luogo di gioco, socialità e incontro tra generazioni.

Questa possibilità è particolarmente importante nei quartieri periferici, dove le piazze sono spesso occupate dalle automobili e i parchi possono essere distanti dalle abitazioni. Un cortile già esistente non richiede l’acquisto di nuovo terreno. Dispone inoltre di una recinzione, di accessi controllabili e, in molti casi, di servizi igienici e attrezzature sportive.

Il problema è che l’edificio appartiene a una struttura pubblica, ma il suo uso è regolato da esigenze scolastiche precise. La presenza di cittadini esterni può interferire con la pulizia, la sicurezza e la conservazione delle attrezzature. Per questo l’apertura non può dipendere soltanto dalla disponibilità del dirigente scolastico o dalla buona volontà di un gruppo di genitori.

Milano e la prima oasi scolastica di quartiere

Un esempio concreto arriva da Milano, dove il cortile dell’Istituto comprensivo G.B. Perasso, in via Bresciani Turroni, è stato trasformato nella prima oasi scolastica della città collegata a una piazza aperta. Il progetto ha introdotto vegetazione, zone ombreggiate e spazi destinati alle attività di quartiere, rendendo una parte del cortile accessibile ai cittadini durante il periodo estivo.

L’aspetto più importante non è soltanto la riqualificazione fisica. La gestione è stata regolata attraverso un patto di collaborazione tra il Comune, la scuola e diverse organizzazioni del territorio. L’accordo stabilisce chi può utilizzare lo spazio, quali attività possono essere organizzate e chi partecipa alla cura e alla manutenzione del cortile.

Questo modello mostra che l’apertura funziona meglio quando il cortile viene progettato fin dall’inizio con accessi separati e aree utilizzabili senza entrare negli edifici scolastici. Se per raggiungere il campo da gioco è necessario attraversare corridoi, aule o spazi riservati agli studenti, i problemi di sicurezza diventano più difficili da gestire.

Le esperienze di Torino e Bologna

Torino lavora da anni sulla riqualificazione partecipata dei cortili scolastici. In circa dieci anni la città ha investito 3,2 milioni di euro in interventi che hanno coinvolto numerosi istituti, introducendo aree verdi, spazi per il gioco, attrezzature sportive e luoghi di socializzazione. L’amministrazione considera i cortili non soltanto come pertinenze delle scuole, ma come possibili presidi per lo sport, l’educazione e la vita dei quartieri.

La città ha inoltre collegato l’apertura delle scuole ai Patti educativi di comunità. Questi accordi coinvolgono istituti scolastici, amministrazione locale e organizzazioni del Terzo settore nella realizzazione di attività educative, culturali e sociali rivolte anche alla cittadinanza. Le prime sperimentazioni torinesi risalgono al 2021 e hanno mostrato che la scuola può funzionare come presidio territoriale oltre l’orario delle lezioni.

A Bologna il programma Scuole Aperte tutto l’anno punta invece a estendere le attività pomeridiane, estive e extrascolastiche nei diversi quartieri, con particolare attenzione agli adolescenti e alle scuole secondarie di primo grado. L’obiettivo non è soltanto offrire corsi, ma utilizzare la scuola come luogo stabile di aggregazione e prevenire l’isolamento dei ragazzi nei periodi in cui le lezioni sono sospese.

Il ruolo del PNRR

La discussione diventa ancora più importante mentre l’Italia completa gli interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il programma per la messa in sicurezza e la riqualificazione degli edifici scolastici dispone di 3,9 miliardi di euro e interessa circa 2.100 interventi. L’obiettivo fissato per il 2026 prevede almeno 2.784.000 metri quadrati di edifici scolastici ristrutturati.

Questi investimenti riguardano soprattutto sicurezza sismica, efficienza energetica, accessibilità e sostituzione degli edifici più vecchi. Tuttavia, ogni progetto rappresenta anche un’occasione per ripensare il rapporto tra scuola e quartiere.

Un cortile può essere progettato con un ingresso indipendente, illuminazione separata, bagni accessibili dall’esterno e attrezzature resistenti a un uso più intenso. Se questi elementi non vengono previsti durante i lavori, aprire lo spazio in seguito diventa più costoso. Il rischio è quindi che edifici modernizzati con grandi investimenti pubblici continuino a essere utilizzati soltanto per alcune ore al giorno.

Sicurezza e responsabilità

La principale ragione per cui molti cortili restano chiusi non è la mancanza di interesse, ma l’incertezza sulla responsabilità. Se un bambino si ferisce durante un’attività serale, bisogna stabilire se ne risponde la scuola, il comune o l’associazione che gestisce l’iniziativa. Occorre inoltre definire chi controlla gli accessi, chi chiude il cancello e chi interviene in caso di danneggiamenti.

La soluzione più efficace consiste nel separare chiaramente l’orario scolastico dall’uso pubblico. Durante le lezioni la responsabilità resta all’istituto. Nel pomeriggio o nei fine settimana lo spazio può essere affidato a un’associazione, a una cooperativa o a un gruppo formalmente riconosciuto attraverso una convenzione.

Non tutti i cortili devono essere aperti senza controllo. In molti contesti è più realistico prevedere fasce orarie precise e la presenza di un responsabile. Un’apertura dalle 16 alle 20, per esempio, può garantire attività sportive e sociali senza trasformare la scuola in un parco accessibile ventiquattro ore su ventiquattro.

I costi che continuano dopo l’inaugurazione

La riqualificazione iniziale è soltanto una parte del problema. Un cortile utilizzato ogni giorno richiede pulizia, manutenzione del verde, riparazione delle attrezzature, illuminazione e sorveglianza. Se questi costi non sono inseriti stabilmente nel bilancio comunale, il progetto rischia di funzionare per una stagione e poi interrompersi.

Anche il lavoro delle associazioni non può essere considerato gratuito all’infinito. Organizzare attività, controllare gli ingressi e gestire i conflitti richiede tempo e competenze. I patti di collaborazione possono distribuire le responsabilità, ma non devono diventare un modo per trasferire interamente sui volontari la gestione di uno spazio pubblico.

La sostenibilità dipende quindi da una combinazione di risorse comunali, partecipazione della scuola e presenza del Terzo settore. Il modello è più solido quando nessun soggetto viene lasciato solo.

Una risposta alla povertà educativa

L’apertura dei cortili può avere anche una funzione educativa. Molti bambini e adolescenti non partecipano ad attività sportive o culturali a pagamento. Uno spazio gratuito vicino a casa riduce questa disuguaglianza e permette di organizzare giochi, laboratori, letture e corsi senza richiedere lunghi spostamenti.

I Patti educativi di comunità nascono proprio per costruire una scuola più collegata al territorio. Secondo INDIRE, questi strumenti permettono di integrare apprendimento formale e informale e di considerare la comunità come parte del percorso educativo.

Il cortile può così diventare un punto di incontro tra studenti, famiglie, educatori e abitanti. Non sostituisce una piazza o un parco pubblico, ma offre una risorsa aggiuntiva soprattutto dove gli spazi aperti sono insufficienti.

Dalla scuola chiusa alla scuola di quartiere

Aprire i cortili scolastici non significa eliminare i confini necessari alla protezione degli studenti. Significa utilizzare in modo più intelligente un patrimonio già finanziato e mantenuto dalla collettività.

L’esperienza delle città italiane mostra che l’ostacolo principale non è architettonico. Servono accessi indipendenti, ombra, verde e attrezzature, ma il risultato dipende soprattutto da accordi chiari e da una gestione continuativa.

Un cortile diventa davvero uno spazio pubblico quando non viene aperto soltanto in occasione di una festa. Deve avere orari riconoscibili, attività regolari e persone responsabili della sua cura. Solo così il cancello della scuola può smettere di rappresentare una separazione assoluta e diventare il confine flessibile di un luogo condiviso dal quartiere.